L’impostura come dispositivo emotivo: uno sguardo sociologico sul desiderio di credere.
Nota critica al libro di Gabriella Turnaturi: Impostori, storie di inganni e autoinganni.
“Impostori. Storie di inganni e autoinganni” si inserisce nel solco tracciato da Gabriella Turnaturi con le sue opere precedenti, nell’analisi dei comportamenti intimi e relazionali che mettono in risalto il ruolo fondativo della fiducia sociale, come le culture emozionali, le maschere della civiltà, e per antitesi i tradimenti.
Nel libro “Impostori. Storie di inganni e autoinganni”, Turnaturi offre un’affascinante rassegna dell’universo della menzogna. Mostra come l’impostura sia molto più che una truffa o una bugia, per comprenderla bisogna inserirla correttamente nel suo contesto relazionale, affettivo e performativo, osservarla come fenomeno che coinvolge ingannatore, ingannato, e spesso intere comunità.
La prospettiva della sociologia delle emozioni permette questo affondo nelle dinamiche interne degli individui coinvolti, senza tacciarli di follia o irrazionalità, ma comprendendone le complessità di intenti e desideri, ed anche dei conflitti interni. Turnaturi coglie quei “pezzi mancanti” che l’impostore riesce a sistemare al posto giusto, nella psicologia e nella memoria del suo pubblico. Un uomo nel letto (il marito scomparso), un figlio in casa, una figura che restituisce senso all’ordine familiare: più che presenze reali, sono ruoli emotivi. E chi li occupa, anche se falso, risponde a un vuoto simbolico che la verità “fattuale” non colma. La prima domanda che tutti ci poniamo quando ascoltiamo di storie di grandi imposture è proprio come si possa resistere alla prova dei fatti: accade che le verità fattuali non vincano sulle narrazioni poiché non rispondono al bisogno sotteso.
questo articolo è pubblicato su Quaderni di teoria sociale
Orria, B. (2025). L’impostura come dispositivo emotivo: uno sguardo sociologico sul desiderio di credere. Nota critica al libro di Gabriella Turnaturi: Impostori, storie di inganni e autoinganni. Quaderni di teoria sociale, v. 5, n. 1-2, pp 268-281. DOI https://doi.org/10.57611/qts.v5i1-2.577