Arte pubblica, rifugiati e una mappa capovolta, con Eco e Narciso.

7°Ling8 mi ha portata dentro il Centro Teobaldo Fenoglio della Croce Rossa Italiana a Settimo Torinese, allora — come oggi — uno dei più importanti hub di accoglienza per richiedenti asilo del Nord Italia. Con i ragazzi ospiti del centro ho co-condotto laboratori di orientamento e cartografia, e laboratori di narrazione autobiografica insieme allo scrittore Cristiano de Majo. Da quel lavoro è nata una mappa corale e "capovolta", upside down, dal punto di vista di chi arriva a Torino da altrove. Ripercorre il tragitto da Settimo al Lingotto secondo i luoghi e i percorsi di chi in città si deve orientare senza conoscerla. Ci sono istituzioni di riferimento, linee tranviarie, luoghi di culto e di commercio, lontani dai percorsi turistici e anche da quelli degli abitanti storici.

La mappa, insieme al racconto Il richiedente di Cristiano de Majo, è confluita in un cofanetto presentato al Salone del Libro di Torino nel 2014, con la sociologa Giulia Borri, con cui in quegli stessi anni stavo facendo ricerca azione avrei poi scritto alcune pubblicazione, e Costanza Meli, curatrice del Museo delle Migrazioni di Lampedusa e Linosa.

Dentro lo stesso progetto ho anche partecipato all'organizzazione di Artissima 2013, dall'allestimento allo svolgimento. Il progetto ha avuto uno spazio dedicato come workshop, un'occasione per contaminare arte contemporanea e vita di un centro di accoglienza.

Il secondo progetto, a Nichelino, mi ha fatto partecipare agli incontri preliminari con le istituzioni locali e al lavoro con il designer Martino Gamper, invitato a realizzare un intervento di arte urbana nel quartiere Castello: una scultura ad albero e una serie di sedute, sette sfere in cemento, un dondolo, una panchina, costruite con materiali di scarto e segnaletiche stradali dismesse, insieme al collettivo veneziano AUT e ad artigiani locali, su commissione diretta di un gruppo di giovani del quartiere che ne avevano indicato i bisogni.

Due progetti agli antipodi per contesto, un centro di accoglienza e un quartiere periferico, con lo scopo di inserire l’arte nel territorio che lo abita, ne conosce le esigenze, e dare voce in un processo decisionale.

Un tirocinio che considero fondativo per il mio modo di intendere la ricerca sociale applicata, svolto presso il servizio "Programmazione e gestione beni e attività culturali" della Provincia di Torino, dentro il programma di arte pubblica Eco e Narciso, curato da Rebecca De Marchi e Maurizio Cilli. Il progetto si è inserito in Sette piccoli cieli, un percorso rivolto alle "comunità di pratica".

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Giovani laureati e mercato del lavoro: il tirocinio alla Provincia di Torino