Fare ricerca qualitativa: interviste, focus group ed etnografia digitale

Come si "fa"  ricerca qualitativa? al di là dei manuali di metodologia che pure servono. La risposta più onesta è che ogni progetto ti costringe a reinventare un po' il metodo, adattandolo al contesto.

Con le prime interviste, nella ricerca sul campo con rifugiate/i e richiedenti asilo ho dovuto prima di tutto costruire fiducia, essere presente, dare anche io un contributo umano. Le storie si sono narrate con la frequentazione, a volte erano anche troppo dure da digerire tutte insieme ed io ho avuto bisogno di tempo per sostenere la complessità e la violenza.

Invece con le interviste a piccole e medie imprese, per Antilia e Fondazione CRC, ho imparato l'arte opposta, di entrare in un'azienda con un questionario semistrutturato, e uscirne con una storia che la traccia da solo non avrebbe ricostruito.

Poi ancora l'etnografia digitale. Ho fatto da ombra a giovani di tutte le età, osservando i loro usi, e chiedendo spiegazioni, simulando i loro algoritmi. Per lo studio sul commercio informale su TikTok e Vinted in Campania, sul campo, seguivo le pratiche che vanno dallo scambio anonimo al live commerce. Tra algoritmi e strade di quartiere.

Il filo che tiene insieme tutto questo, per me, è sempre l’ascolto attivo, l’apertura, e la luce della curiosità.

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